PALAZZO FENILI Grottammare (AP)

Collocazione Stato Dimens. Tipo Comune Parola

PALAZZO FENILI
Grottammare (AP)

UN EDIFICIO DEL XVII SECOLO CHE OSPITO’ ANCHE IL PIANISTA FRANZ LISZT PALAZZO FENILI TORNA ALL’ANTICO SPLENDORE
OPERA DI RESTAURO CONSERVATIVO REALIZZATA CON IL SUPPORTO DELLA SOPRINTENDENZA
LA TECNICA DI RECUPERO È STATA PUBBLICATA ANCHE DAL MENSILE DI SETTORE, IOARCH COSTRUZIONI ED IMPIANTI, PRESENTATO NELL’AMBITO DEL CONVEGNO “FARE ARCHITETTURA IN ITALIA, PAESAGGIO, CITTÀ, LUOGHI DEL LAVORO” SVOLTASI NELL’OTTOBRE 2012 AL MADE EXPÒ DI FIERAMILANO.

Dimora storica interamente restaurata e suddivisa in appartamenti. Tre anni d’intenso lavoro per terminare le opere di restauro dello storico Palazzo Fenili, di proprietà della società e fiore del patrimonio architettonico - artistico, in Via Cavallotti a Grottammare.

L’intervento ha previsto il restauro complessivo dell’edificio e della sua pertinenza esterna, puntando alla valorizzazione di tutti gli elementi architettonici ed artistici conservati ed aventi un valore storico, eliminando però le situazioni di degrado statico e materico che ne minacciavano la rovina.

I lavori, progettati e diretti dall’Arch. Moreno Farina, hanno confermato l’uso esistente, riorganizzando gli spazi interni e ottenendo comode e prestigiose residenze , preservando i caratteri peculiari dell’edificio.

La prima fase dell’intervento ha mirato al consolidamento dei settori che presentavano cedimenti strutturali, con le tecnologie mirate e soprattutto invisibili. Le volte che caratterizzano gli spazi interni, i cui decori manifestavano macchie dovute ad umidità e lesioni diffuse, sono state tutte restaurate. Si è inoltre proceduto allo smaltimento del sistema di copertura, che ha consentito la sostituzione di elementi lignei profondamente deteriorati e non recuperabili e il consolidamento della muratura di supporto, oltre all’aggiunta dell’isolamento.

Le pavimentazioni in cotto del piano secondo e dei pianerottoli della scala sono stati conservati e restaurati.

Riguardo al colore sono stati eseguiti sondaggi che hanno consentito la scoperta degli strati di colore originario, cui hanno fatto seguito studi analitici, per stabilire il trattamento cromatico degli ambienti comuni interni, in particolare dell’androne e del corpo scala.

Un’aggiunta progettuale importante è costituita dall’ascensore esterno in ferro e vetro posto nel cortile, sul prospetto ovest del fabbricato. La decisione di collocarlo all’esterno, ad una distanza di rispetto della facciata a cui si collega per mezzo di passerelle chiuse e completamente vetrate, ha permesso di tutelare l’integrità dei solai interni e dell’androne della scala.

Nonostante il recupero dell’immobile sia stato eseguito in forma privata, senza finanziamenti statali, preziosi punti di riferimento, durante tutta la durata dei lavori, sono stati la Soprintendenza per i Beni architettonici delle Marche e la Soprintendenza per i Beni Storico Artistici ed Etnografici.

Già negli anni Novanta la Soledil aveva acquisito la proprietà dell’ala rimasta dell’antico edificio, e dopo un eccellente restauro conservativo, l’immobile fu destinato alla sede del Comando dei Carabinieri della città, tutt’oggi ivi locata, e poi venduto ad un privato. Alcuni cenni storici: Il palazzo originariamente denominato Palazzo Fenili può essere fatto risalire agli ultimi decenni del XVIII secolo, costruito su commissione dell’omonima famiglia di stirpe nobiliare, che si trasferì a Grottammare all’inizio dello stesso secolo provenienti da Roma, in quanto uno dei suoi massimi esponenti, Nicola, ricoprì il ruolo di legato pontificio e diede impulso alle attività commerciali locali. Allo stato attuale delle conoscenze acquisite non è dato sapere il nome del progettista. Si inserisce nella più ampia operazione di disegno del nuovo incasato di Grottammare, realizzato nell’arco di pochi anni per far fronte alla richiesta di costruzioni a seguito della frana che coinvolse la città antica che i documenti attestano al 25 gennaio del 1779, processo urbanistico opportunamente pianificato dall’architetto Pietro Augustoni che ne definì un piano regolatore su incarico diretto delle autorità pontificie romane.

Numerosi sono i caratteri architettonici che lasciano intuire la rilevanza rappresentativa di Palazzo Fenili, tra le maggiori realizzazioni settecentesche in ambito piceno, fra i quali l’impostazione formale della facciata principale, a richiamare una approssimata simmetria, grazie anche alla realizzazione di un pregevole portale in pietra con austere modanature ma che comunque lasciano intuire per via comparativa riferimento formali settecenteschi; quindi le linee compositive dello scalone che connette ai livelli superiori, dove colonne munite di capitelli compositi e modanature che si raccordano a paraste scandiscono lo spazio distributivo.

La caratterizzazione degli spazi interni è dovuta sia alla realizzazione di soluzioni architettoniche di maggiore impegno costruttivo, quali volte a crociera ed a calotta, sia all’esecuzione di decorazioni distribuite sulle superficie delle volte stesse, presenti prevalentemente lungo gli spazi del secondo livello che fanno riferimento a Via Cavallotti, sul lato est della costruzione; decorazioni affrescate che si rifanno a motivi floreali uniti a figure di stampo allegorico, tali da lasciare intendere la maggiore importanza di tali spazi a funzioni residenziali della famiglia proprietaria.

E’ nel 1860 che Palazzo Fenili assunse un ruolo nella storia risorgimentale, quando a seguito dell’annessione delle Marche al nascente Stato unitario, e la presenza dello stesso Vittorio Emanuele II a Grottammare unitamente allo stato maggiore, l’edificio ospitò quest’ultimo grazie all’appoggio politico di Carlo Fenili alle nuove proposizioni liberali; il Re invece, venne ospitato nella limitrofa Villa Laureati. La posizione sociale della famiglia Fenili contribuì a rendere lo stesso complesso architettonico un vero e proprio riferimento sociale per le attività che vi conducevano, come ad esempio la permanenza per circa quaranta giorni del noto compositore ungherese Franz Liszt tra il luglio e l’agosto del 1868, ospite del Conte Carlo. Lo stesso musicista permase nella stanza angolare nord-ovest del secondo piano affrescato, che certamente dovette essere una delle posizioni migliori da cui notare le emergenze architettoniche e naturalistiche dell’antico nucleo di Grottammare, compresi i possedimenti privati Fenili, parzialmente sistemati a giardini. Sul finire del XIX secolo, infine, il complesso Fenili dovette subire la demolizione dell’ala nord, adibita a stalla, fatto confermato dalle fonti catastali, mentre l’ala sud, di minore sviluppo altimetrico rispetto al corpo centrale, venne acquisito dallo Stato unitario, dietro indicazioni del nuovo Commissario generale straordinario per le Marche Lorenzo Valerio, ed ospita ora la sede dei Carabinieri.

Il nucleo originario del Palazzo, risalente agli ultimi decenni del secolo XVIII, fu costruito su commissione dell’omonima famiglia di stirpe nobiliare, in occasione del suo trasferimento in territorio Piceno. Allo stato attuale delle ricerche non è nota l’identità del progettista. L’edificio, all’epoca del suo massimo splendore, non si limitò ad essere residenza privata dei Fenili, ma assunse anche un ruolo di primo piano durante i concitati fatti risorgimentali del 1860 quando, a seguito dell’annessione della Marche al nascente Stato unitario, Grottammare vide la presenza del Re Vittorio Emanuele II unitamente al suo stato Maggiore. In quell’occasione, mentre il Re veniva ospitato presso la limitrofa Villa Laureati, le stanze del Palazzo ospitarono lo Stato Maggiore in virtù del sostegno politico dalla Famiglia Fenili verso gli ideali risorgimentali. Furono invece l’amore per la cultura e l’attivismo dei Fenili in tale ambito a concedere agli stessi l’onore di ospitare il celebre compositore e pianista Ungherese Franz Liszt durante il suo soggiorno di sei settimane a Grottammare ì, dall’11 Luglio al 29 Agosto del 1868, ospite del Conte Carlo Fenili. L’impostazione originaria del complesso a pianta quadrangolare con il cortile interno, ha subito, nel corso del tempo rilevanti trasformazioni, in particolare tra fine del XIX secolo e la prima parte del Novecento. Risalgono infatti a questo arco di tempo la demolizione di ben due ali dell’insediamento e di numerosi elementi architettonici oltre ad una riorganizzazione distributiva degli ambienti interni. Negli anni Settanta fu posto finalmente un limite a nuovi interventi degenerativi, grazie al riconoscimento dell’elevato valore storico-architettonico dell’immobile che culminò con l’apposizione di un vincolo di tutela da parte dell’allora Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali.


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